SERIE A 1977/78: JUVENTUS

juventus-squadra-campionato-1977-78-wp

Non c’è storia per i bianconeri, crolla il Torino, ancora delusioni milanesi, soprende il Vicenza di Rossi.


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

La Juventus fa capire le proprie intenzioni rifilando in avvio di campionato un terrificante 6-0 al Foggia. Risponde a sorpresa il Genoa, che guadagna la vetta solitaria alla quarta giornata e poi passa il testimone al Milan del trio dei monzesi (Antonelli, Buriani e Tosetto). L’Inter del giovane Altobelli, invece, è già distanziata. La Juventus insegue i rossoneri e li riacciuffa alla dodicesima giornata. Dalla domenica successiva (successo bianconero a Pescara, pareggio interno del Milan col Verona), gli uomini di Trapattoni diventano irraggiungibili per tutta la concorrenza, mentre dalle retrovie sale con prepotenza il Vicenza di Paolo Rossi, secondo alla quattordicesima giornata. Al termine dell’andata, Juventus campione d’inverno davanti a Torino e Vicenza. Il trio Milan-Vicenza-Torino lotta alle spalle dei bianconeri. Alla fine, grazie a un clamoroso 4-1 a Napoli, i veneti saranno secondi. In coda, cede il Pescara, mentre la Fiorentina, penultima in solitario a due turni dalla fine, si salva in extremis condannando Foggia e Genoa per differenza reti.

VECCHIA/NUOVA JUVE

E dire che era cominciata nel peggiore dei modi. Con Pietro Paolo Virdis, punta rampante del Cagliari, a imitare Celestino V condannato da Dante per il suo “gran rifiuto”. Questa volta di mezzo non c’era la tiara pontificia, ma il passaggio alla Juventus, ratificato dai due presidenti Boniperti e Delogu per 900 milioni più Capuzzo e Marchetti. Il 16 luglio 1977 il giocatore faceva sapere di volere essere l’erede di Riva, il cannoniere mai mossosi dall’isola nonostante le offerte faraoniche periodicamente ricevute. Dopo una settimana di febbrili trattative con Boniperti, il giocatore cedeva le armi e il 22 luglio annunciava il suo sospiratissimo “sì” alla Signora. Era l’acquisto top del mercato bianconero, assieme al tornante Fanna, altro giovanissimo, dall’Atalanta: due elisir per ringiovanire una rosa un po’ avanti con gli anni. In più, un prodotto del vivaio bianconero tornato a casa, il mediano Verza (dal Vicenza). Solo Gori e Marchetti se ne sono andati e la nuova Juventus è certamente più forte, più agile e più pungente in zona gol.

Trapattoni maneggia il timone con la perizia di un vecchio navigatore. Il reparto arretrato è intatto, con Zoff nei panni del mito nazionale, i fluidificanti Cuccureddu e Gentile ai lati, il pirata Morini stopper e il sempre più araldico Scirea a vigilare e rilanciare. E con Cabrini sempre più spesso spinto in prima squadra da un talento tanto puro da proiettarlo addirittura nella lista dell’Italia ai Mondiali direttamente dalle riserve bianconere (e dalle belle prestazioni nell’Under 21 di Vicini). Alla prova dei fatti, i vecchi draghi confermano le proprie prerogative sia a centrocampo che in attacco, dove i talenti Fanna e Virdis non riescono a emergere che saltuariamente. Causio domina le fasce con la sua fantasia, Furino, Tardelli e Benetti fanno quadrare i conti del centrocampo e in avanti il vecchio Boninsegna è ancora il miglior partner di Bettega. Con Virdis sulla rampa di lancio.

PONY EXPRESS

Roberto Filippi, di professione motorino di centrocampo, cuore pulsante del miracolo Vicenza, la provinciale neopromossa che sfiora le vertigini tricolori finendo al secondo posto dietro la corazzata Juventus. Se Paolo Rossi è il braccio della squadra, la mente non può prescindere dal moto perpetuo di Filippi, centrocampista di media levatura esaltato dal modulo “totale” di Giovan Battista Fabbri. Era un giocatore come tanti, un sottile filo appena vestito di rabbia agonistica (1,65 per 60 chili), tornante di destra di scuola padovana, senza grandi acuti e una carriera alle spalle, col fallimento nell’unica parentesi di A (a Bologna). Poi a Vicenza è arrivato Giovan Battista Fabbri e Filippi è diventato il motorino imprendibile, il tarantolato che corre ovunque, dribbla chiunque, chiude e apre con precisione e inesauribile foga. Un piccolo prodigio, il più continuo giocatore della A nel cuore del miracolo Vicenza che vola dalla B alla zona scudetto.

IL DECLINO DI PIERINO LA PESTE

Pierino Prati era conosciuto come Pierino la peste, soprattutto per i grattacapi che creava ai portieri. Poi, la Roma lo fece suo per 750 milioni, scandalizzando i benpensanti nell’estate del 1973 e ricavandone qualche soddisfazione soprattutto nella seconda stagione. In seguito, un rapido e incomprensibile declino, un infortunio, pochi gol e poche presenze. Insomma, la Fiorentina se la passa male, nell’ottobre del 1977, e ai dirigenti viola non pare vero di poter ingaggiare a prezzo scontato un bomber dal pedigree così ricco e dall’anagrafe così promettente: appena 30 anni. Dato l’esito positivo delle accurate visite mediche, si può solo immaginare un grande ritorno sulla via del gol. Invece, niente. Poche presenze, scena muta generale, l’antico smalto e il proverbiale senso del gol finiti nel cassetto. Un “flop”. Il bello è che Prati non è rotto: ripartirà dalla C2, nel Savona delle origini, e segnerà 34 gol in 79 partite.

MORTE NEL POMERIGGIO

Renato Curi

Domenica 30 ottobre 1977, a Perugia i padroni di casa giocano sotto una pioggia battente contro la Juventus. Dopo cinque minuti della ripresa, Renato Curi, regista tascabile del piccolo miracolo Perugia, ondeggia leggermente, poi si accascia al suolo. Accanto a lui, Benetti, Bettega e Scirea, gesticolano subito chiamando la barella; nessuno riesce a comprendere cosa sia accaduto, non essendosi visti contrasti.
Il giocatore esanime viene portato fuori dal campo, dove i medici del Perugia gli praticano due iniezioni, il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Curi è paonazzo, il battito del cuore è inceppato, viene portato a sirene spiegate al Policlinico di Perugia. Qui i tentativi di rianimarlo cessano alle 16,30, quando il giocatore viene dichiarato clinicamente morto. Poi, si apre la ridda delle polemiche. Si scopre che Curi, come ammetteva scherzandoci su, aveva il “cuore matto”. Non è stato fermato in tempo o era giusto lasciargli correre il rischio che così bene conosceva? La vicenda giudiziaria condurrà a lievi condanne in appello per i medici del Perugia e del Centro tecnico di Coverciano.

SCHIZZO CAPOLAVORO

Prepotente l’ascesa di Marco Tardelli: da esile, promettente terzino a centrocampista più completo del calcio italiano. Fisico all’apparenza di cartavelina e invece intessuto di fil di ferro, piedi di qualità, corsa inesauribile, grinta proverbiale e quel modo unico di prender palla e filare verso la porta avversaria allargando la falcata che ne fa un pericolosissimo incursore offensivo. Da quando Trapattoni lo ha avanzato a centrocampo, la sua ascesa è stata irresistibile e questa stagione ne consacra le qualità: il dopo Benetti è già garantito da questo prodigio di natura, capace di cucire difesa e centrocampo e pure di dare una mano all’attacco. Marco Tardelli, giocatore universale, vince il secondo scudetto consecutivo e diventa titolare in Nazionale come centrocampista: una stagione tutta d’oro, appena l’inizio di una carriera straordinaria.

IL BOOM DEL SIGNOR ROSSI

Nell’estate 1973 Allodi presentò a Boniperti il nuovo acquisto (dalla Cattolica Virtus di Prato) come un “piccolo Garrincha”, ma Paolo Rossi è diventato grande solo dopo aver cambiato squadra e ruolo: dalla Juventus al Vicenza, da ala destra a centravanti, grazie a G.B. Fabbri, tecnico col fiuto giusto. Prima, l’assaggio professionistico nel Como era stato fallimentare e sembrava che i tre menischi asportati ai tempi delle giovanili juventini ne avessero appannato la classe. Vinto il titolo di superbomber in B con 21 gol, Rossi si ripete in A, segnando ancora di più: 24 reti. Il presidente Farina fa una pazzia: lo riscatta alle buste dalla Juventus per 2.625.000.000 sull’unghia. Di lì a pochi giorni, lanciato a sorpresa da Bearzot come titolare ai Mondiali, dà il via alla leggenda di Pablito, che sarà il grande artefice del titolo mondiale nel 1982.


LA CLASSIFICA FINALE

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 JUVENTUS 30 44 15 14 1 46 17 29
2 Vicenza 30 39 14 11 5 50 34 16
3 Torino 30 39 14 11 5 36 23 13
4 Milan 30 37 12 13 5 38 25 13
5 Inter 30 36 13 10 7 35 24 11
6 Napoli 30 30 8 14 8 35 31 4
7 Perugia 30 30 10 10 10 36 35 1
8 Roma 30 28 8 12 10 31 34 -3
9 Atalanta 30 27 6 15 9 28 32 -4
10 Verona 30 26 6 14 10 25 30 -5
11 Lazio 30 26 8 10 12 31 38 -7
12 Bologna 30 26 7 12 11 21 32 -11
13 Fiorentina 30 25 7 11 12 28 37 -9
14 Genoa 30 25 5 15 10 23 33 -10
15 Foggia 30 25 8 9 13 28 43 -15
16 Pescara 30 17 4 9 17 21 44 -23
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse