Quando i regimi militari e i media provarono a trasformare Zico e Maradona in nemici, i due numeri 10 scelsero l’amicizia. Una storia di rispetto che vinse sulla propaganda, sull’odio nazionalista e sulle manipolazioni politiche.
Nel calcio esistono rivalità che trascendono il campo, alimentate da decenni di sfide, campanilismi e orgoglio nazionale. Eppure, in mezzo al fuoco di Brasile contro Argentina, due dei più grandi numeri 10 della storia hanno saputo costruire qualcosa di raro e prezioso: un’amicizia autentica che ha resistito alle pressioni dei media, alle manipolazioni politiche e persino alle tragedie personali.
Zico e Diego Armando Maradona si sono conosciuti come avversari negli anni ’80, quando il calcio sudamericano viveva il suo periodo più glorioso. Due maghi del pallone, due simboli nazionali, due uomini destinati ad amarsi reciprocamente nonostante tutto ciò che li separava. La loro storia è un racconto di rispetto, ammirazione e umanità in un’epoca in cui il football veniva utilizzato come arma di propaganda da regimi militari assetati di consenso.
“Ci siamo conosciuti come avversari e poi abbiamo sviluppato un grande rapporto”, raccontava Zico ricordando il Pibe de Oro. “Ho sempre detto che fu il migliore della mia generazione, mi piaceva moltissimo vedere le sue giocate fantastiche in Argentina, nella sua tappa in Italia e ovunque giocasse”. Parole che suonano ancora più sincere se si pensa al contesto in cui questi due campioni si trovarono a vivere.
La dittatura e il pallone: quando il calcio diventa politica
Per comprendere appieno la portata dell’amicizia tra Zico e Maradona, bisogna fare un passo indietro e immergersi negli anni ’70 e ’80. Erano tempi cupi per il Sudamerica: Brasile e Argentina erano entrambi governati da dittature militari spietate, che avevano capito perfettamente il potere del calcio come strumento di controllo sociale.
I regimi utilizzavano il football per forgiare un’identità nazionale forte, per distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani, per proiettare un’immagine di potenza al resto del mondo. Il Mondiale del 1978, vinto dall’Argentina di Videla in casa, rappresenta l’esempio più eclatante di questa strategia: una nazione che celebrava il trionfo calcistico mentre nelle carceri e nei centri di detenzione clandestini si consumavano torture e sparizioni.
In questo scenario torbido, i media divennero complici involontari – o a volte volontari – di una narrazione semplicistica e pericolosa. Zico doveva essere l’idolo assoluto in Brasile e il nemico in Argentina; Maradona doveva incarnare il ruolo opposto. La rivalità sportiva venne trasformata in odio nazionalista, alimentata da titoli sensazionalistici e da una retorica che non ammetteva sfumature.
I giornali brasiliani dipingevano Maradona come un demonio, un truffatore, un simbolo di tutto ciò che era sbagliato nell’Argentina. Dall’altra parte del Río de la Plata, Zico subiva lo stesso trattamento, descritto come arrogante, sopravvalutato, l’antitesi del genio puro rappresentato dal loro Diego.
Sei battaglie sul campo

Nonostante la portata epica della loro rivalità mediatica, Zico e Maradona si affrontarono direttamente solo sei volte nel corso della loro carriera. Sei partite che racchiudono però un’intensità drammatica e momenti di calcio sublime.
Il primo incontro risale al 1979, in un’amichevole disputata poco dopo il trionfo argentino al Mondiale. Il Brasile vinse quel giorno, e Zico, soprannominato affettuosamente Galinho (il Galletto Bianco), fu protagonista assoluto con un gol e un assist che spianarono la strada al successo verdeoro.
Quello stesso anno, i destini dei due fenomeni si intrecciarono nuovamente durante la Copa América al mitico Maracanã. Fu ancora una volta Zico a prevalere, con il Brasile che si impose 2-1 in una partita tesa e vibrante, dove ogni tackle sembrava caricarsi di significati che andavano ben oltre i novanta minuti.
Nel 1981 arrivò lo scontro tra club: Flamengo contro Boca Juniors. Zico, già leggenda rubro-negra, mise a segno una doppietta in una prestazione che fece impazzire il pubblico brasiliano. Il Flamengo trionfò ancora, e il numero 10 carioca sembrava aver stabilito una netta superiorità sul suo rivale argentino.

Ma la sfida più importante, quella che avrebbe lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, si consumò nel 1982 durante la seconda fase a gironi del Mondiale spagnolo. Fu una partita memorabile, con il Brasile che prevalse 3-1 grazie a un gol di Zico e ai contributi di Serginho e Júnior. Per l’Argentina, la rete la firmò Ramón Díaz. Maradona, in quella giornata, visse uno dei momenti più bui della sua carriera: espulso per un’entrata violentissima su Batista, lasciò il campo con la testa bassa mentre il mondo lo giudicava.
Bisognò aspettare il 1985 perché Diego riuscisse finalmente a sovrastare il suo eterno rivale. Il palcoscenico fu il campionato italiano: Napoli contro Udinese. Maradona, già diventato l’idolo assoluto di una città intera, aprì le marcature, ma Zico e il suo Udinese risposero prontamente. Il Galinho ebbe persino l’occasione di decidere la partita con una punizione che si stampò sul palo. Alla fine fu ancora Diego a pareggiare al 43′, in un match che terminò in parità ma che finalmente vide l’argentino non soccombere.
L’ultimo confronto diretto fu una partita celebrativa nel 1985, Flamengo contro gli Amigos de Zico. Maradona giocò a ritmi blandi, quasi pigri, lasciando che il padrone di casa brillasse in un 3-1 che chiuse simbolicamente il cerchio dei loro duelli sul campo.

La generosità di un genio tormentato
Ciò che colpisce di più nella testimonianza di Zico è l’affetto genuino con cui parla del suo antico rivale. “Maradona era una persona molto generosa”, ricordava il brasiliano. “Quando lo invitai alla Partita delle Stelle, l’incontro benefico che organizzo a Rio de Janeiro, venne immediatamente. Era già venuto in precedenza, quando tornai al Flamengo… sono momenti che uno non dimentica mai”.
Diego non esitò mai ad attraversare il confine simbolico tra Brasile e Argentina per rispondere all’appello dell’amico. La sua presenza agli eventi organizzati da Zico non era una semplice apparizione di cortesia: era un gesto di fratellanza, un modo per dire al mondo che il calcio poteva unire anche quando tutto il resto divideva.
Ma Zico ricorda anche i momenti più intimi, quelli in cui cercava di aiutare Maradona a combattere i suoi demoni. “Parlavamo sempre del fatto che dovesse cambiare un po’ la sua vita, ma ognuno sa i passi che compie”, confessava con una punta di malinconia. Le dipendenze, gli eccessi, le cattive compagnie: Zico vedeva l’amico autodistruggersi lentamente e tentava di offrirgli una via d’uscita, sapendo però che alcune battaglie possono essere vinte solo da chi decide di combatterle.
Il sogno brasiliano

Uno dei capitoli più affascinanti e meno conosciuti di questa amicizia riguarda i tentativi di portare Maradona in Brasile. Sì, avete letto bene: il più grande simbolo del calcio argentino fu a un passo dal vestire le maglie di club brasiliani.
Palmeiras e Santos, due delle istituzioni più prestigiose del football paulista, tentarono seriamente di ingaggiare Diego dopo la sua esperienza italiana. E dietro queste trattative c’era proprio la mano di Zico, che avrebbe voluto il suo amico accanto a sé nel campionato brasiliano.
Immaginate per un momento cosa sarebbe potuto accadere: Maradona al Santos, la squadra di Pelé, o al Palmeiras, con la sua Sociedade Esportiva Palmeiras che lo avrebbe accolto a braccia aperte. Sarebbe stato uno shock culturale, una rottura totale con decenni di rivalità nazionalistica. Ma Zico credeva che il calcio potesse davvero superare ogni barriera.
Purtroppo, le trattative non andarono mai in porto. Forse i tempi non erano maturi, forse le resistenze politiche e mediatiche erano ancora troppo forti, forse lo stesso Maradona non se la sentì di compiere un passo così radicale. Resta però il fatto che quell’idea, quel sogno condiviso, dimostra quanto profonda fosse la stima reciproca tra i due campioni.
Cosa resta di un’amicizia “impossibile“

Quando Diego Armando Maradona ci ha lasciati il 25 novembre 2020, Zico non ha rilasciato dichiarazioni roboanti né ha cercato i riflettori. Ha semplicemente detto: “È stata una perdita enorme per tutti”. Poche parole, come quelle che si scambiano tra amici veri quando il dolore è troppo grande per essere vestito di retorica.
C’è una foto che circola ancora oggi sui social: Zico e Maradona insieme, sorrisi spontanei, maglie diverse addosso ma la stessa luce negli occhi. Non stanno posando per i fotografi, non recitano per le telecamere. Sono solo due ragazzi che hanno capito di essere stati benedetti dallo stesso dio del calcio e che hanno scelto di rispettarsi per questo.