Mondiali 1974: Polonia-Italia 2-1

“Pigliamo su e portiamo a casa”

“Non ho neppure la forza di indignarmi. Mi sento improvvisamente vecchio e annoiato…”

Pigliamo su e portiamo a casa. Mentre mi appresto a trasmettere queste note, cinque merli sicuramente emblematici ed allusivi beccottano i vermi sgusciati dalle zolle smosse durante l’incontro Italia-Polonia.
Davanti allo stadio, tumultuano alcune centinaia di nostri emigrati che la sconfitta ha indignato assai più di qualsiasi altra calamità nazionale. Il mio cuore, per contro, è gerbido. Non ho neppure la forza di indignarmi. Mi sento improvvisamente vecchio e annoiato.

Parlare in anticipo, già, non è servito a niente, e consigliare ancor meno, perchè i sublimi ingegni che presiedono le nostre pedate si offendono mortalmente della presunzione – altro non vedono – di cui diamo prova pretendendo di impartire consigli ai sublimi ingegni. È certo però che la squadra era logora e mal preparata all’avvio: era incongrua e priva di consistenza quando i tecnici si sono decisi a rifarla a questo modo. E stato escluso Rivera, che veramente non avrebbe dovuto giocare mai per totale perdita di condizione atletica, e per tener buoni i suoi irriducibili innamorati si è messo inopinatamente fuori anche Riva. Era al cinquanta per cento della forma, il leggiunese, ma sempre tale da poter fare meglio di chiunque altro in attacco.

Senza Riva, e lo si era detto più volte, la squadra italiana, quale che fosse, decadeva alle miserabili bassure del ’66, quando l’ha battuta la Corea. Non è dunque da stupire che oggi la sua seconda versione sia stata quasi sopraffatta dalla Polonia. Ha tenuto 20′ con un brio persino discreto: si è forse illusa: si è aperta abbastanza per consentire ai polacchi una metodica, lunga, imponente offensiva. Ha costruito nei primi secondi una splendida palla-gol con un’azione Mazzola-Chinaglia-Causio: il cross dell’aletta juventina era basso e invitante: vi è balzato sopra Anastasi ma lo ha abbattuto da tergo il rude polacco Szymanowski. L’arbitro è stato subito distanziato dal nostro ritmo iniziale e non ha potuto eccepire. In altri tempi – se qualcuno ricorda – bastava anche molto meno per ottenere il calcio dagli 11 metri.

Incoraggiati da questo avvio spumeggiante, gli azzurri hanno ritenuto di poter insistere: ma subito hanno sprecato passaggi elementari, lasciando comode palle alla Polonia, che per contro giocava a memoria.
La nostra difesa reggeva alla meglio, non proprio male se debbo dirlo: ma al 31′ Szarmach ha spintonato fallosamente Burgnich oltre il fondo: nel cadere, il caro vecchio Taras Bulba si è distorto il ginocchio sinistro: ha dunque dovuto uscire: e al suo posto è entrato Wilson, così riducendo automaticamente del 50 per cento la possibilità, ancora esistente, di rabberciare la squadra.

Wilson è un bravo guaglione, ma porta le lenti a contatto. Le palle alte volanti non le vede se non all’ultimo istante. Non deve neppure avere avuto il sospetto che il cross di Szymanowski al 38′ fosse da gol: si è visto scattare fulmineo Szarmach e incornare, lasciando surplace Morini, e spedire imparabilmente nell’angolino alla sinistra di Zoff, del tutto incolpevole. Ottenuto il gol, i polacchi non hanno fatto una piega. Sono tornati al loro schieramento e hanno seguitato a premere secondo i loro schemi semplici ma efficaci, fatti di larghe battute e di aperture quasi sempre effettuate a colpo sicuro, su un uomo del tutto libero in avanzata lungo l’out.

Gli azzurri hanno avuto una rispettabile reazione in Mazzola: in tandem con Causio, ha aperto una palla che sarebbe stata da gol per qualcuno che so io, non per il timido e stolido juventino, che ha tentato il piatto destro da posizione fin troppo angolata e non ha fatto che mettere in evidenza la bravura del portiere polacco.
Molto più utile sarebbe stato un suo accentramento coraggioso in dribbling, o ancora un cross che cercasse Chinaglia. Il quale, poveraccio, dopo un paio di minuti è stato cercato e trovato da Mazzola in cross alto dalla destra: nonché schiacciare, con quel suo collo di ghisa, Giraffone ha piegato le ginocchia, colpendo goffamente con la volta cranica quella splendida palla-gol, e inviandola naturalmente a volare oltre il bersaglio. Era il 43′, come vedo. Un minuto dopo, Deyna tentava l’ennesimo tiro da fuori e lo infilava ciclonico alla sinistra di Zoff. Era un gol da aspettarsi, e tanto più giustificato in quanto gli azzurri non avevano fatto che sprecarne due possibili nel giro di pochi minuti.

Alla ripresa, non potendo più cambiare che un solo elemento, il povero Valcareggi ha deciso di sostituire Chinaglia con Boninsegna. Molto meglio avrebbe fatto a mandare dentro Juliano, che giocasse da regista come Mazzola, che pur tanto volonteroso, non riusciva affatto (vi è negato, si è sempre visto bene: nonché far giocare gli altri vuol giocare lui, e si strema, incanta i gonzi, non chi vede il calcio alla stregua di un gioco collettivo).

Boninsegna è entrato sprizzando fiamme dalle nari, come quel Miura che sa essere quando gli rugge dentro la taurinità mantovana. Ha dato lui un paio di palle-gol agli altri: non ne ha mai ricevuta una che è una!
Mazzola ha preso a fare lo stornello volante come quando ha da placare la platea di San Siro, sospettosa che non si tratti proprio di un bravo regista. Causio si è sempre più scansato, visibilmente inteso a salvare la faccia (ma quale?) impostando dribbling ritardatari o addirittura persi in partenza. Anastasi ha colto un palo con un bellissimo sinistro da fuori, appena ripreso il gioco, e poi si è dissolto nel polveroncino da lui stesso sollevato le poche volte che lo chiamavano in azione.

Palle-gol ne abbiamo preparate a gran fatica due, per Causio e Benetti: entrambi questi castroni le hanno volute concludere da angoli impossibili: avrebbero dovuto invece vedere i compagni in attesa; non hanno pensato, ahimè, non hanno cervello sufficiente a pensare in simili frangenti: l’egotismo unito all’emozione e alla broccaggine (parlemess ciar) li ha indotti a tentare personalmente il gol e hanno solo esaltato il portiere avversario.

Gianni Brera

23-6-1974, Stoccarda
Polonia-Italia 2-1
Reti: 38’ Szarmach, 44’ Deyna, 85’ F. Capello
Polonia: Tomaszewski, Szymanowski, Musial, Kasperczak, Zmuda, Gorgon, Lato, Deyna, Szarmach (77’ Cmikiewicz), Maszczyk, Gadocha. Ct: K. Gorski.
Italia: Zoff, Spinosi, Facchetti, Benetti, F. Morini, Burgnich (31’ Wilson), Causio, F. Capello, Chinaglia (46’ Boninsegna), A. Mazzola, Anastasi. Ct: F. Valcareggi.
Arbitro: Weyland (Germania Ovest)