1986: Mistero Bellone

La data è il 21 giugno 1986 e Brasile e Francia si stanno battendo per guadagnare un posto nelle semifinali della Coppa del Mondo. Dopo 120 minuti di straordinario football, una delle più belle ed emozionanti partite di quell’edizione, il match si deciderà ai rigori e il ventiquattrenne attaccante francese del Monaco, Bruno Bellone, sta contemplando il pallone appoggiato su dischetto con l’oneroso compito di realizzare il terzo rigore della Francia.

La serie è iniziata nel miglior modo possibile per i francesi, con Joel Bats che respinge alla sua sinistra un rigore quasi da fermo di Socrates. Sia Alemao che Zico assolvono poi il loro compito per i brasiliani, il cui portiere, Carlos, non ha invece potuto impedire prima a Yannick Stopyra e poi a Manuel Amoros di realizzare per i bleus.

Nel sesto tiro dal dischetto calcia Bellone, il pallone colpisce il palo, rimbalza sul portiere Carlos e finisce nel sacco. Il direttore di gara, il rumeno Igna, convalida. I brasiliani protestano, dopo la sconfitta minacciano un reclamo ufficiale, salvo rinunciarvi per risparmiare il connazionale Havelange, presidente della Fifa. Sulla fondatezza delle loro rimostranze nasce un “giallo”.

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L’unico possibile richiamo al regolamento rimanda alla regola 7 (durata della gara), che nella casistica all’epoca vigente contiene una norma applicabile al caso: «Se il pallone colpisce un palo o la sbarra trasversale e rimbalza in gioco, la fase del calcio di rigore ha termine nel momento in cui il pallone rimbalza in gioco».

Dunque, Igna ha violato il regolamento. In questo caso, tuttavia, non si tratta di rigori normali, ma di «tiri in porta dal dischetto del rigore eseguiti per designare un vincitore alla fine del tempo di gioco» secondo la dizione ufficiale.

Esiste una normativa specifica? Si scopre che una direttiva della Commissione Arbitri della Fifa, contenuta nel bollettino “Fifa News” del gennaio 1985, prevedeva il caso: «Se il pallone torna in gioco dopo aver colpito il portiere, la traversa o un palo e rimbalza in campo, l’azione è terminata». In questo caso, il pallone è rientrato in campo dopo aver toccato il palo, quindi a quel punto l’azione era “terminata”: è la conferma che Igna ha sbagliato.

Per salvare la faccia dell’arbitro, viene fatta filtrare una voce: Igna ha avuto l’impressione che Carlos, buttatosi dalla parte giusta, avesse toccato il pallone prima che rimbalzasse sul palo; la stessa casistica, infatti, disciplina un’altra ipotesi: «Il Pallone è toccato dal portiere, rimbalza dal palo o dalla traversa, poi colpisce il portiere e supera la linea di porta. Il gol è convalidato».

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L’arbitro rumeno Igna e Platini durante il quarto di finale a Guadalajara

Nel dopopartita, mentre anche gli alti papaveri della Fifa consultano nervosamente le carte per tappare la falla, il “caso” diventa sempre più imbarazzante. E, nonostante la successiva rinuncia (pilotata) del Brasile al reclamo che avrebbe mandato a carte quarantotto l’organizzazione (la partita si sarebbe dovuta ripetere per errore tecnico), la Fifa qualche giorno dopo emette un comunicato chiarendo che il gol di Bellone è stato convalidato giustamente.

Fonda l’asserzione su una delibera della Commissione internazionale degli arbitri dell’ottobre 1984 che specifica: «Se il pallone batte sul palo o sulla traversa, tocca il portiere e va in rete il gol deve essere ritenuto valido». Tipico caso in cui il rimedio appare peggiore del male: il bollettino Fifa prima citato è successivo a questa deliberazione, ergo la annulla, secondo principio giuridico generale.

Guarda, caso, infatti, pochi mesi dopo, l’International Board si sentì in dovere di apportare una modifica alla regola 14, stabilendo (con entrata in vigore nel 1987): «Se al termine dei tempi regolamentari viene concesso un calcio di rigore, la rete deve essere considerata valida anche se la palla tocca uno o entrambi i pali della porta oppure la traversa o il portiere o una combinazione di uno o più dei suddetti elementi».

La soluzione del giallo è chiara: il Brasile subì un errore dell’arbitro, non ferrato nella casistica specifica. Avendo però fruito nei precedenti turni di più di uno sfondone arbitrale a proprio favore, non poté gridare allo scandalo più di tanto…

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Bruno Bellone, protagonista del “mistero” ai Mondiali 1986. Sullo sfondo, il brasiliano Socrates