Avellino-Milan 2-0, irpini quinti in serie A

Il 20 dicembre 1981, dopo aver battuto i rossoneri, la squadra di Vinicio raggiungeva la quinta posizione in classifica, dietro le grandi del massimo campionato.

Quello del 1981 fu un Natale in alta quota per l’Avellino. I lupi verdi, battendo al Partenio il Milan, agganciarono il Napoli al quinto posto nella classifica di serie A. Il punto più alto raggiunto dagli irpini nel loro decennio in massima serie (dal 1978/79 al 1987/88). La vittoria dei padroni di casa fu netta. La squadra di Luis Vinicio andò in rete due volte nel primo tempo, difendendo nella ripresa il doppio vantaggio dai tentativi dei rossoneri, guidati da Gigi Radice.

In terra irpina arrivò un Milan derelitto e a cui era quasi rimasto soltanto il blasone. I rossoneri avevano rimediato in undici giornate la miseria di una vittoria e sei pareggi, con quattro sconfitte già sul groppone. Devastante il dato dei gol fatti: appena tre, tra cui l’autorete di Ferrario che aveva dato al Milan l’unico successo, fino a quel momento, contro il Napoli al San Paolo. Un Diavolo invischiato nelle sabbie mobili della zona retrocessione in quella che sarebbe dovuta essere l’annata del rilancio dopo l’immediata promozione in A e che si stava trasformando in un cammino sui carboni ardenti.

La rosa dell’Avellino 1981/82

L’Avellino, dopo un inizio in salita, affrontando Roma, Juventus e Fiorentina nelle prime cinque giornate, aveva trovato una buona continuità di rendimento, sconfitta interna con il Bologna a parte. Dopo la sofferta salvezza nell’annata precedente, con la squadra abborracciata dalla penalizzazione post scandalo del Calcioscommesse, non dimenticando il dramma del terremoto che devastò l’Irpinia nel novembre ‘80, il presidente Antonio Sibilia aveva confermato Vinicio in panchina. Dalla Iveco erano entrati 350 milioni di lire per lo sponsor sulle maglie.

L’allenatore brasiliano aveva fatto inserire una clausola nel suo contratto: 50 milioni di lire in più in caso di raggiungimento di 28 punti finali. Erano stati ceduti Cattaneo, Beruatto e Giovannone in difesa oltre a Criscimanni a centrocampo, tra i migliori giocatori dell’annata 1980/81. In uscita anche Ferrante, Limido, Repetto, Carnevale, Massa e Ugolotti.

Alla voce entrate c’erano Stefano Tacconi in porta, riscattato dall’Inter, i difensori Ferrari (ex Spal) e Favero (dal Rimini), il centrocampista Gian Pietro Tagliaferri e l’attaccante Vito Chimenti, ex Pistoiese. Altri arrivi furono quelli di Pezzella e Rossi, Bartolini, Facchini, Guglielmo Ferrante e Dal Corso, Maiellaro, Milella, Piangerelli, Redeghieri e D’Ottavio. Vinicio ottenne anche la conferma di Beniamino Vignola, riscattato dal Verona per 700 milioni di lire.

Nella sfida del 20 dicembre ‘81, disputata in un Partenio stracolmo, il Milan giocò forse la migliore prestazione dall’inizio del campionato almeno sul piano del carattere, mettendo in apprensione il portiere irpino sullo 0-0, nella prima frazione, con Jordan e Incocciati. L’Avellino ebbe il merito di passare alla prima occasione, con Juary (24’), lesto e spietato a capitalizzare uno splendido assist di Vignola e battere l’ex Piotti. Il raddoppio, poco prima dell’intervallo, scaturì da un assist di un caparbio Chimenti, raccolto al volo da Piga, abile ad insaccare nella porta avversaria.

Nella ripresa, il Milan provò a riaprire la contesa. Il fortino irpino riuscì a resistere. Radice inserì Antonelli al posto di Incocciati. Il nuovo entrato si rese pericoloso in una circostanza a 9’ dal termine, chiamando il guardiapali avversario ad una non facile parata. In campo si vide anche il diciottenne Massimo Gadda, schierato al posto di Minoia per dare maggiore spinta alla fase offensiva. Non incise, invece, Walter Novellino, originario di Montemarano in terra irpina.

La volontà palesata nella ripresa dai rossoneri non bastò per riaprire l’incontro: per il Milan giunse la quinta sconfitta in dodici giornate, dieci gol al passivo e penultimo posto in coabitazione con il Torino con 8 punti. Il presidente milanista, Gaetano Morazzoni, si affrettò a confermare il tecnico Radice, smentendo le voci di un possibile esonero dell’allenatore. Peggio dei rossoneri fino a quel momento della stagione aveva fatto soltanto il Como, fanalino di coda.

Di Somma e Joe Jordan

Per l’Avellino si trattò di una vittoria meritata. Quella domenica prenatalizia vide gli irpini al quinto posto in classifica con 13 punti, a pari merito con il Napoli e con davanti soltanto le grandi della serie A: Fiorentina (17), Juventus, Inter e Roma (16). La più alta posizione raggiunta in classifica dall’Avellino nel suo decennio di permanenza ininterrotta nel massimo campionato. Quinto posto che sarebbe stato mantenuto fino alla seconda giornata di ritorno (vittoria interna contro la Roma di Liedholm).

L’Avellino chiuse il campionato in ottava posizione, ottenendo una salvezza senza patemi, con Claudio Tobia, subentrato a Vinicio in panchina dopo la sconfitta degli irpini sul campo del Bologna, determinato nella guida della squadra nelle ultime nove giornate. Il Milan, terzultimo, sprofondò nuovamente in serie B. Ma questa è un’altra storia.

  • Testo di Sergio Taccone autore del libro “Il Milan all’inferno. Il racconto della stagione 1981/82”
Domenica 20 dicembre 1981 – Avellino, Stadio Partenio
AVELLINO-MILAN 2-0
Reti
: 24′ Juary, 42′ Piga
AVELLINO: Tacconi, Rossi, Ferrari, Tagliaferri (73′ Giovannelli), Favero, Di Somma, Piga, Piangerelli, Juary, Vignola, Chimenti. Allenatore: Vinicio
MILAN: Piotti, Icardi, Maldera III, Buriani, Collovati, Minoia (57′ Gadda), Battistini, Novellino, Jordan, Incocciati (46′ Antonelli), Romano – Allenatore: Radice
Arbitro: Longhi
Spettatori: 23.400