GENTO Francisco: l’uomo di Coppe del Grande Real

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Volando con la maglia dell’ala sinistra, Francisco Gento è stato uno degli uomini del Real Madrid che si aggiudica le prime cinque edizioni della Coppa dei Campioni e rimane tuttora il solo calciatore ad aver vinto la competizione per ben sei volte. Diciotto stagioni passate con i biancomalva, più di 500 match ufficiali giocati e 20 trofei in bacheca: questi i numeri da record di uno degli uomini più vincenti della storia del calcio.

Gento nasce a Guarnizo in Cantabria il 21 ottobre 1933 dove cresce con il sogno di giocare per la squadra locale del Racing di Santander. A 14 anni deve lasciare la scuola per aiutare suo padre nell’azienda agricola della famiglia ma nel contempo dimostra già considerevoli doti sia nel calcio che nell’atletica. Il suo primo club giovanile è il SD Nueva Montaña ma presto passa al Unión Club de El Astillero dove attira ben presto le attenzioni dei maggiori club della regione.

La sua caratteristica principale è senza dubbio la velocità: il suo personale sui 100 metri non è molto lontano del record spagnolo. Passa ben presto al Rayo Cantabria, debutta in terza divisione e a 18 anni riesce a coronare le sue ambizioni giovanili firmando il primo contratto professionista con il Racing Santander.

Nella stagione 1952/53 gioca 10 partite con il Racing realizzando due reti. Ma Gento brucia le tappe ed è il Real ad intravedere nel giovane le stimmate del campione. Nel 1954 i bianchi vincono la Liga ma Gento non riesce ad esprimere tutto il proprio potenziale. Dopo una serie di apparizioni poco positive, cresce il dubbio che la sua straordinaria velicità mascheri in realtà forti carenze tecniche, ma l’arrivo del compagno di squadra Héctor Rial, un ispano-argentino di quelli tosti, rappresenterà per la sua carriera un vero e proprio punto di svolta. Un incontro che merita essere raccontato.

Ríal è un ispano-argentino di quelli tosti. «Fermati un attimo ragazzo, che ti spiego io come devi giocare, ti dico io come devi usare questa tua arma incredibile, questa velocità che ti porta dove vuoi, ma a volte troppo lontano da noi». In effetti c’è un problema, in quel Real Madrid da leggenda che stava prenotando un lustro di coppe dei Campioni.

Il problema di Gento è che quando riceve la palla, schizza sulla fascia sinistra, arriva in fondo e si ritrova solo, la palla ai piedi, e nessun compagno che ce l’abbia fatta a seguire quella corsa vertiginosa. Il grande Di Stefano capisce prima di tutti che quel ragazzo è un fenomeno e manda Ríal a spiegargli il calcio e la vita. «Vedi ragazzo, tu puoi essere grande. Ma per riuscirci devi fare quello che dice Alfredo». E quello che diceva Alfredo è semplice: «Lui è appena meno veloce di te, sennò perché credi che lo chiamiamo saeta? Allora: lui dà la palla a me, io la tengo un attimo, il tempo che gli serve per scattare verso l’area. Sì, gli serve giusto un attimo prima di te. A quel punto io ti innesco, la palla e i tuoi piedi diventano una cosa sola e tu voli fino in fondo, e vedrai che Alfredo sarà lì, pronto a fare della tua corsa il primo pezzo di un grande gol, la prima pennellata di un’ opera d’ arte. E se non ci sarà Alfredo ci sarà Kopa». Kopa. E poi, Puskas, Canario, Amancio.

Gento segue i consigli di Rial puntando meno sulla pura velocità e imparando a dosare meglio la corsa e concentrarsi maggiormente sui cross al centro e usando il suo potente sinistro per centrare la rete. Nel 1954/55 è un calciatore trasformato giocando un ruolo cruciale nel bis del Real in Liga e facendo il suo debutto in Nazionale nell’amichevole contro l’Inghilterra del maggio 1955. Ormai Gento è parte fissa di una delle linee d’attacco più efficaci che siano mai state assemblate e contribuisce al successo del Real nella prima edizione della Coppa dei Campioni nel 1956.

Quel Real domina nella seconda metà degli anni 50 sia in patria che in Europa. Dopo aver perso la Liga nel 1956, l’anno successivo ritornano ai vertici, difendendo il titolo anche nel 1958 dove solo la sconfitta per 2-0 contro l’Athletic Bilbao nega al club il double (e in quel match Gento non gioca…). Nel frattempo il Real completa la tripletta di Coppe dei Campioni con Gento straordinario protagonista nella finale contro il Milan realizzando la rete della vittoria nei tempi supplementari.

Nel 1960 la quinta Coppa dei Campioni porta il Real nella leggenda, il cui culmine è rappresentato dall’incredibile 7-3 con l’Eintracht Francoforte con 4 reti di Puskas e 3 di Di Stefano, due fuoriclasse in serata di grazia, colti entrambi all’apice delle proprie immense possibilità tecniche. A completare l’apotesi arriva anche la consacrazione di squadra campione del mondo nella prima edizione della Coppa Intercontinentale. Dopo aver pareggiato a reti bianche contro gli uruguaiani del Penarol, il ritorno a Madrid finisce 5-1 con tutto l’arco d’attacco in rete. A fronte di questi successi clamorosi con la maglia del club, in Nazionale le cose vanno diversamente.

Gento è costretto a saltare i mondiali svedesi del 1958 quando le Furie Rosse sono eliminate nella qualificazioni da un irresistibile Scozia. Sfortunata anche la partecipazione agli Europei del 1960 quando, dopo che la nazionale ha raggiunto i quarti di finale, le autorità spagnole negano il permesso di giocare in Unione Sovietica venendo quindi eliminati a tavolino.

La sesta edizione della Coppa dei Campioni intanto segna la fine del dominio del Real Madrid. Gento e compagni, per un lustro monopolizzatoti del torneo, vengono eliminati dagli eterni rivali del Barcellona negli ottavi di finale. Dopo un pareggio per 2-2 ai Chamartin che suscita le polemiche madridiste nei confronti dell’arbitro, il Barcellona si impone 2-1 in casa. Qui le proteste madridiste sono ancora più roventi: il direttore di gara, l’inglese Leafe, annulla ben quattro reti alle “merengues”.

Nella Liga però il Real domina ancora e la classidica finale della stagione 1960/61 vede i bianchi staccare di ben 12 lunghezze l’Atletico Madrid. L’anno seguente arriva un double tra campionato e coppa (2-1 sul Siviglia) e un’emozionantissima finale in Coppa Campioni contro il Benfica. il Real, ansioso di restaurare il proprio dominio in Europa, scende in campo concentratissimo e aggressivo e si porta sul 2-0 già a metà del primo tempo. Poi Coluna ed Eusebio salgono in cattedra negando a Gento e compagni il titolo e aggiudicandosi il match per 5-3.

Smaltita la delusione, l’Estate del 1962 può regalare a Gento quella vetrina internazionale tanto cercata con la maglia spagnola. L’occasione è rappresentata dai mondiali cileni del 1962. Con i galloni di capitano, porta le Furie Rosse alla vittoria sul Messico ma ha la sfortuna di incappare in due sconfitte contro le future finaliste della Rimet, Brasile e Cecoslovacchia uscendo già al primo turno. Meglio va negli Europei del 1964: Gento realizza una rete decisiva contro l’Irlanda del Nord a Belfast negli ottavi di finale ma viene clamorosamente lasciato fuori dalla rosa scelta dal tecnico Villalonga nella fase finale che vede finalmente la Spagna trionfare in una competizione internazionale.

Mentre gran parte dei suoi compagni che hanno fatto la storia del club nella seconda metà degli anni 50 appendono le scarpe al chiodo, Gento rappresenta ancora una presenza fondamentale nel club madrilista, che continua a dominare la Liga. Dal 1965 arrivano ben cinque titoli consecutivi, portando Gento a quota nove in dodici anni. La sesta coppa dei Campioni sembra vicinissima nel 1964 ma l’Inter di Herrera indovina una serata magica nella finale al Prater di Vienna.

Nell’edizione del 1965/66 Gento è decisivo nella rimonta contro l’Anderlecht nei quarti di finale che lancia il Real verso un’altra finale europea dove deve incontrare a sorpresa il Partizan Belgrado. Dopo un primo tempo equilibrato, gli slavi vanno in vantaggio con Vasovic a inizio ripresa. Il Real non riesce a produrre alcuna reazione, ma una prodezza di Amancio al 70′ gira le sorti del match. Sei minuti dopo un bolide da trenta metri di Serena, un altra delle giovani leve madridiste, sorprende il portiere jugoslavo regalando il sesto trionfo al Real Madrid. Gento raggiunge così un doppio record ancora in vigore: l’ottava finale di Coppa Campioni (impresa eguagliata da Paolo Maldini) e la sesta vittoria.

A 30 anni suonati, Gento inizia a perdere un pò della sua proverbiale velocità ma la sua influenza all’interno dello spogliatoio biancomalva è ancora preponderante. Aiuta così il Real a vincere ancora una tripletta di scudetti tra il 1967e il 1969 e realizza cinque reti in sette gare nella corsa in Coppa dei Campioni stoppata in semifinale dal Manchester United. Nel 1970 può festeggiare un altro record clamoroso: aver partecipato a tutte le prime 15 edizioni della Coppa dei Campioni.

Gento vince la Copa del Generalísimo per a seconda volta nel 1970 battendo il Valencia per 3-1 e regalandosi la partecipazione alla sua nona finale della Coppa delle Coppe l’anno successivo. Il Real incontra il Chelsea in finale e dopo aver impattato il primo match per 1-1 viene sconfitto nel replay per 2-1. Nella Liga le sue apparizioni iniziano a diradarsi dalla stagione seguente e all’alba dei suoi 38 anno decide di ritirarsi nell’estate del 1971. Nel suo palmarès figurano anche una Coppa Intercontinentale (1960), 12 campionati spagnoli, 2 Coppe di Spagna, 2 Coppe Latine (l’antesignana della Coppa dei Campioni).