MUNOZ Miguel: cuore merengue

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Più di una cinquantina sono stati finora gli allenatori che hanno diretto il Real Madrid nella sua storia centenaria. Il più amato di questo gruppo, il più vincente, quello che non potrà mai essere dimenticato, è un uomo che ha vissuto per 26 anni con il simbolo del club merengue marchiato a fuoco sul cuore Stiamo parlando di Miguel Muñoz, mediano del Real fra il 1948 e il 1958 e allenatore fra il 1960 ed il 1974. Il suo palmares è eloquente. Solo per quante riguarda la carriera di allenatore contempla 9 campionati, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Coppe di Spagna. Una specie di Trapattoni iberico, forte di un carisma e di una carica umana pari soltanto all’istinto di uomo vincente.

Nato a Madrid il 19 gennaio del 1922, Miguel Munoz fece il suo ingresso da calciatore nel Real nella stagione 1947-48, dopo aver militato nel Logrones, nel Racing Santander e nel Celta Vigo ricoprendo il ruolo di interno destro. Trasformatosi in mediano, divenne una colonna della squadra che, sapientemente allestita dal leggendario Santiago Bernabeu, si accingeva a dominare l’Europa vincendo cinque Coppe dei Campioni consecutive. Nominato capitano, ebbe l’onore di segnare la prima rete del Real nella prima edizione della neonata Coppa, nel 1955 contro il Servette, e a fine stagione sollevò al cielo il trofeo.

Coppa dei Campioni 1956-1957 – Gli spagnoli Miguel Munoz ed Enrique Mateos stringono la Coppa dei Campioni

La stessa operazione si ripeterà l’anno dopo, mentre nella conquista del 1957-58, l’ultima sua stagione da giocatore, Muñoz rimase fuori dalla finale ma dopo aver giocato nel corso della competizione. La bacheca con i suoi trofei da calciatore contiene 4 titoli di campione di Spagna, 3 Coppe dei Campioni e 2 Coppe di Spagna, oltre a 7 presenze in Nazionale (.debutto il 20 giugno 1948 nell’amichevole disputata a Zurigo contro la Svizzera). Quando lasciò, cominciò subito un’altra carriera, sedendosi sulla panchina del Plus Ultra, la squadra satellite del Real Madrid. La dirigenza del club nutriva per lui una stima profonda e i primi mesi nella nuova veste non fecero che confermarla. Così quando venne deciso il licenziamento di Fleitas Solich, la candidatura di Miguel Muñoz apparve la più promettente. La stagione 1959-60 era entrata nella fase conclusiva. Il giovane tecnico prese in mano la situazione con mano sicura: guidò i bianchi alla conquista della quinta Coppa dei Campioni consecutiva, battendo nella finale di Glasgow l’Eintracht Francoforte per 7-3 in una partita in cui il Real mise in mostra, come riportarono le cronache dell’epoca, «el mejor futbol de la historia».

La carta d’identità dei grandi campioni cominciava però a pesare. Puskas e Di Stefano conobbero altre stagioni strepitose ma stavano imboccando il viale del tramonto e i due stop consecutivi, in semifinale e poi in finale, in Coppa dei Campioni nel 1961 e 1962 segnarono virtualmente la fine di un’epoca. Miguel Muñoz dovette darsi da fare per ricostruire una squadra capace di non far rimpiangere il gruppo dominatore del continente dalla metà degli anni ‘50.

Al successo in Coppa Campioni nel 1960 fece seguito quello nella prima edizione della Coppa Intercontinentale, sugli uruguaiani del Peñarol. Il distacco dalle leggende non fu facile, specie quello da Di Stefano, in grado di garantire ancora una stagione almeno ad altissimo livello. Ma Muñoz andò avanti con coraggio lanciando talenti come Amando, Pirri, Zoco e Velazquez, capaci di assicurare al Real una continuità ad alto livello almeno in patria, mentre Gento restò l’unico filo che legava la squadra delle cinque coppe a quella della sesta, che i bianchi conquistarono nel 1966.

Quando nel 1974 Miguel Muñoz lasciò il Real, il suo garbo, la sua abilità, la sua serietà e la sua continuità di risultati avevano conquistato tutti, proiettandolo nella storia della “Casa Bianca” come il migliore allenatore di sempre delle merengues, con un palmares ineguagliabile. Da allora in avanti altri grandi tecnici si sono seduti sulla panchina del Bernabeu, ma nessuno ha raggiunto le vette di popolarità e di affetto presso i tifosi del “Caballero BiancoMiguel Muñoz.

Lasciata Madrid, ebbe modo di sedersi brevemente, in due puntate diverse, sulla panchina della Nazionale spagnola, prima di ritrovare collocazione in club meno prestigiosi come l’Hercules, il Siviglia e il Las Palmas, fino a che, questa volta stabilmente, divenne il Ct delle Furie Rosse, che condusse al secondo posto nell’Europeo dell’84 e ai quarti di finale nel Mondiale del Messico dell’86, guidando la “quinta del Buitre”, generazione di talenti del suo Real. Morì nel 1990 stroncato da un’emorragia interna.