Mondiali 2002: BRASILE

Per gli Azzurri una nuova Corea

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A Daejon l’Italia, trova la Corea del Sud. I giornali locali danno per sicuro il passaggio del turno dei padroni di casa e durante la partita i tifosi coreani esibiscono lo slogan “Again 1966!”, a ricordo dell’1-0 rifilato dalla Corea del Nord agli Azzurri, nel mondiale inglese di quell’anno. Quello striscione è un puntino che graffia la memoria, ed è l’unica concessione all’entusiasmo militarizzato del pubblico. È un inferno, lo sapeva il Trap e con lui i suoi uomini, ma non una bolgia.

E già al quarto minuto di gioco, il primo campanello di allarme suona. La palla filtra nell’area di Buffon, arriva sui piedi di Seol mandando in panico Panucci che lo strattona, il rigore è sacrosanto e sarà l’unica decisione dell’arbitro ecuadoregno non contestata dagli italiani. Sul dischetto va Ahn ma Buffon blocca alla sua destra il rasoterra non troppo cattivo del giocatore all’epoca ancora di Gaucci. In un quarto d’ora la Corea passa dal bollore al ghiaccio. Ahn sbaglia dagli undici metri e Vieri fa gol a modo suo. È il 18’, Totti dal dischetto porge in mezzo per Vieri che spinge in rete di forza zittendo l’intero stadio. Per qualche minuto la Corea traballa, ma non cede. L’Italia è in vantaggio, ma gli uomini di Hiddink cominciano a tessere la loro tela anche se al 36′ ancora Totti manda Tommasi davanti alla porta, ma il centrocampista fallisce il sinistro del possibile raddoppio.

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Vieri sblocca il risultato

Inizia la ripresa e la panchina azzurra si inalbera ancora al 7’, quando Kim colpisce duro Del Piero. Per un gesto analogo, alla fine del primo parziale, Coco rimedia un taglio al sopracciglio che lo costringe a proseguire con un turbante. La Corea sbatte contro il muro italiano, ma l’Italia non affonda più. Trapattoni anzi toglie Del Piero inserendo Gattuso. Dall’altra parte Hiddink si gioca tutto e manda in campo un attaccante, Hwang. Intorno alla mezz’ora gli azzurri si costruiscono altri motivi di rimpianto. Al 28’ Zanetti lancia Vieri, il bomber neutralizza W. Lee con una finta ma calcia fuori. Il Trap intanto si mangia le mani, prende a calci le borracce e dà pugni sul plexiglass della panchina. Due minuti nè Gattuso nè Vieri riescono a dare il colpo del ko. Anche per questo la Corea prende coraggio, oltre al fatto che per Dna non mollerebbe nemmeno sotto tortura.

L’azione con cui pareggia, quando l’Italia è a due minuti dai quarti di finale, viene cucita da Park e Ahn. Di Livio cincischia con Panucci e per Seol segnare da due passi è fin troppo facile. Dopo un’ora e venti le parti sono rovesciate: la doccia gelata che ha fatto la Corea all’inizio adesso tocca all’Italia. Ma è niente in confronto a quelle che succedono nei tempi supplementari. Parte forte la Corea, ma l’Italia prende coraggio. Totti prende anche campo e allarga sulla destra, ma gli tolgono la palla dai piedi. Il romanista cade a terra, Byron Moreno arriva trafelato e invece di indicare il dischetto estrae il cartellino giallo per il romanista. È il secondo, Totti espulso, l’Italia è in dieci in campo e sottozero nel morale.

Si cambia campo, secondo parziale. Vieri spedisce Tommasi in gol ma l’arbitro vede il fuorigioco. Gli azzurri intravedono lo sprofondo. Che arriva puntuale al minuto 11, quando la Corea manovra con calma di fronte ad una squadra sfiatata e demoralizzata. Pennellata di Y. Lee, Ahn ha tutto il tempo di prendere la mira mentre salta per il suo golden gol. È la fine di un incubo, e l’inizio di uno psicodramma.

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Il golden gol di Ahn

In molti invocheranno le dimissioni di Trapattoni spingendo per il ritorno del taumaturgo Dino Zoff. L’allenatore lombardo resterà però in sella agli azzurri fino allo sfortunato europeo del 2004 quando ancora una volta eventi esterni estrometteranno l’Italia. Per la Corea del Sud invece un’impresa storica: era dai tempi della Corea del Nord nel 1966 che una squadra asiatica non accedeva ai quarti di finale di Coppa del Mondo. L’arbitraggio da parte dell’arbitro Byron Moreno sarà comunque oggetto di prolungate e fondatissime polemiche. In seguito lo stesso fu escluso dalla lista FIFA degli arbitri internazionali e nel 2003 sarà definitivamente sospeso dall’attività arbitrale a causa di alcune polemiche sulla sua presunta corruzione.

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