Mondiali 1970: BRASILE

30 minuti da infarto all'Azteca

La Germania di Schoen che si apprestava ad incontrare l’Italia era squadra fortissima sul pia­no atletico, e questa era una ca­ratteristica comune a tutte le rappresentative che avevano ono­rato negli anni il calcio tedesco ma questa vantava un «sur­plus» di classe internazionale che la rendeva oltremodo ostica a qualsiasi avversario. Maier era un «torhuter» nettamente supe­riore alla media, Vogts, un masti­no indomabile, Beckenbauer il tocco di classe, con Overath elementi di spiccata personalità te­cnica e in avanti alla tenacia e alla abnegazione dell’oramai sta­gionato Uwe Seeler, Gerd Mùller addizionava un opportunissimo stupefacente, una capacità diabo­lica di essere presente là dove era la palla buona da scaraven­tare in rete. Qualcuno definì Mül­ler « l’uomo del ralenty» per­ché certe sue invenzioni nella zona del gol, sfuggivano all’identi­ficazione immediata, solo la «moviola» rallentandone i movi­menti, rendeva giustizia al suo fiuto innato, al suo essere sem­pre in agguato come una vera «tigre» dell’area di rigore.

Le due formazioni vennero schiera­te al meglio: Albertosi; Burgnich Facchetti; Bertini Rosato Cera; Domenghini Mazzola Boninsegna De Sisti Riva e Maier; Vogts Patzke; Schnellinger Schultz Be­ckenbauer; Grabowski Overath Seeler Mül­ler Lohr. Dopo appe­na 8′ l’arbitro messicano Yamasaki annotava la rete del vantag­gio azzurro: Boninsegna, il ma­gnifico «Bonimba», realizzava con un tiro preciso alla destra di Maier e per tutto il primo tempo l’incontro denunciava un andamento alterno, in cui gli az­zurri avrebbero potuto raddop­piare e i tedeschi raggiungere il pareggio. Nella ripresa Valcareggi ordinò a Mazzola di pas­sare il testimone a Rivera, la for­mazione italiana perdeva consi­stenza a centrocampo, mentre l’iniziativa dei tedeschi si faceva sempre più pressante. Al 90′ il libero milanista Schnellin­ger, in proiezione offensiva, rac­coglieva un centro nel cuore della della difesa azzurra e batteva Albertosi.

Italia-Germania Ovest 4-3: la gioia di Schnellinger che al 90′ ha appena battuto Albertosi

I tempi supplementa­ri risultarono quanto di più drammatico si potesse immagi­nare su un campo di calcio. Beckenbauer era costretto a gio­care con un braccio al collo, le energie cominciavano ad affievo­lire, eppure quella mezz’ora di grande calcio, senza più schemi e calcoli speculativi, meritò una lapide a ricordo su una parete dell’Azteca. Una successione di colpi di scena rendeva oltremo­do drammatico lo scorrere dei minuti: al 94′ Mül­ler portava in vantaggio i tedeschi e per gli azzurri sembrava finita, ma pareggiava Burgnich (sic) sugli sviluppi di una punizione al 98′ e poi Gigi Riva, 5′ più tardi ri­portava in vantaggio i nostri con il gol più bello delle semifina­li. Ancora Mül­ler pareggiava al 109′ con un sussulto d’orgoglio, ma un minuto dopo una prolun­gata azione di Boninsegna sulla sinistra travolgeva gli sbarra­menti difensivi dei «bianchi», la palla perveniva sul centro e Rivera con un colpo calibrato la collocava alle spalle di Maier preso in controtempo. Era la fine! 4-3, gli ultimi 10′ passarono lentissimi a scandire il trionfo degli azzurri e ad appesantire le coronarie di tutti gli italiani che assistevano all’incontro.

Italia-Germania Ovest 4-3: Maier preso in controtempo dal colpo da biliardo di Rivera

Contemporaneamente a Guadalajara si giocava l’altra semifi­nale. L’Uruguay era arrivato alla porta delle semifinali senza grandi clamori. Aveva battuto Israele (2-0), pareggiato a reti bianche con gli azzurri, perdu­to di misura dalla Svezia (0-1), la celeste passava ai «quar­ti» e superava l’URSS con una rete di Esparrago, Il tecnico Hobherg protratta­si nel tempo l’indisposizione di Rocha aveva accentuato le ca­ratteristiche difensive dell’«equipo» che giocava in contropiede ed irretiva gli avversari in un centrocampo fitto, dalla mano­vra lenta e dilatoria. Si trovò a disagio anche il Brasile che Zagalo aveva mantenuto nella formazione che aveva sconfitto l’Inghilterra.

Sulla carta Hob­herg aveva presentato una «ce­leste» a 4-3-3 con: Mazurkiewicz; Ancheta Matosas Ubinas Montero Castillo; Mujca Fontes Cor­tes; Cubilla Maneiro Morales, ma alla prova dei fatti dopo che Cubilla aveva portato in van­taggio gli uruguagi al 18′ le distanze fra i reparti si erano accorciate nel tentativo di con­trollare il gioco, le maglie difen­sive invischiavano la manovra degli «auriverdi», la «selecao» sembrava impigliata in una rete dalla quale non riusciva a libe­rarsi. Poi nel recupero della pri­ma frazione Clodoaldo riuscì a perforare il dispositivo e quan­do la fatica dei supplementari con l’URSS cominciò ad affiorare nei muscoli degli uruguagi, a 15′ dalla fine Jairzinho trafig­geva Mazurkiewicz e Rivellino, arrotondava il punteggio ad un minuto dal termine. Brasile e Italia si sarebbero quindi dispu­tate il possesso definitivo della Coppa Rimet.