Il 27 novembre 1988, il Napoli surclassò i rossoneri che ad inizio maggio avevano soffiato il tricolore alla squadra partenopea.
- Testo di Sergio Taccone (autore del libro “Storie di Cuoio. Pezzi scelti di calcio”, prefazione di Darwin Pastorin, Narrazioni Sportive, 2022).
Una vittoria schiacciante a sette mesi di distanza dalla sconfitta che aveva determinato il sorpasso in classifica e la perdita dello scudetto. Il Napoli di Ottavio Bianchi si prese la rivincita, con gli interessi, al cospetto dei campioni d’Italia del Milan guidati da Arrigo Sacchi. Diego Maradona fu il protagonista assoluto, capace di sciorinare colpi da fuoriclasse: un gol con un pallonetto di testa, assist, fantasia e qualità ad altissimi livelli.
Lo scontro diretto tra le due protagoniste della precedente stagione cadde appena alla settima giornata, con il Diavolo reduce da una sconfitta casalinga contro l’Atalanta di Mondonico e il Napoli galvanizzato dal 5-3 sul campo della Juventus di Zoff. Rispetto alla sfida campale dell’1 maggio ‘88, i partenopei si presentarono con un nuovo portiere (Giuliani al posto di Garella), Fusi e Crippa a centrocampo e Corradini in difesa. Sacchi dovette rinunciare ad Ancelotti, Filippo Galli, Donadoni e Gullit, schierando Mussi come laterale difensivo e spostando Tassotti centrale, con Costacurta titolare e l’olandese Rijkaard a sostegno della coppia d’attacco Virdis–Van Basten.

Nei primi 40’, il Milan riuscì a frenare la coppia offensiva avversaria, composta da Careca e Maradona, sfiorando il gol con Tassotti. La svolta della partita arrivò tra la fine del primo tempo e l’avvio della ripresa. Maradona, incuneatosi nelle maglie arretrate avversarie, trafiggeva Galli con un diabolico pallonetto di testa, lasciando di stucco il guardiapali rossonero, gabbato ancora una volta dall’argentino. Nell’azione successiva, su un’incertezza di Baresi, il numero dieci argentino serviva a Careca l’assist del raddoppio. “Il nostro capitano fa un errore simile ogni dieci anni”, disse Adriano Galliani, sollecitato da Italo Kuhne per la Domenica Sportiva. Negli spogliatoi rientrava un Milan frastornato dall’uno-due dei padroni di casa.
L’inizio del secondo tempo seguì la stessa scia del finale del primo, con il terzo gol di Francini: un tocco facile, a porta vuota, dopo una respinta di Galli su tiro di Carnevale. Maradona divenne irrefrenabile, supportato al meglio da Careca e con un centrocampo abile ad impedire agli avversari di ragionare. Dopo una parata di Giuliani su tiro di Evani, il Milan accorciava le distanza su rigore – atterramento di Maldini in area partenopea – trasformato da Virdis.

A servire il poker, dopo una fuga solitaria da centrocampo, fu Careca, servito da Carannante, con i rossoneri protesi in avanti a caccia del secondo gol. Al 77’ calava il sipario sulla sfida del San Paolo. “Bruciava ancora la sconfitta di maggio. Al Milan mancavano parecchi giocatori, restiamo coi piedi per terra. Ho preso tante botte ma la vittoria ha cancellato tutto”, disse Diego Maradona, autore quel giorno del gol numero 2000 della storia del Napoli. La millesima rete l’aveva realizzata Luis Vinicio, sempre contro il Milan. “Un altro tassello che mi legherà a questa città”, aggiunse il fuoriclasse argentino.
Non accampò scuse Arrigo Sacchi: “Onore al Napoli che ha vinto con merito. Qualcuno però dimentica che ci mancano alcuni titolari”. Ottavio Bianchi sottolineò il fattore entusiasmo: “Abbiamo fatto una buona settimana. Si è lavorato con entusiasmo e quando arrivano anche i risultati, tutto diventa più facile. Il Milan? Squadra validissima, noi non ci siamo fatti prendere dalla frenesia”.

A spiccare fu anche la prestazione dell’ex granata Massimo Crippa, 23 anni, alla sua prima annata napoletana, autore di una prestazione sontuosa a centrocampo, bravo sia nella fase d’interdizione sia in quella di rilancio, autore dell’assist per Maradona, preludio al gol del vantaggio. In mediana brillò Nando De Napoli, alla sua terza stagione con il Napoli.
Tra i rossoneri, il migliore fu Frank Rijkaard. Fino all’accensione del genio del Pibe de oro, il Milan, pur rimaneggiato, aveva retto molto bene l’urto dei padroni di casa, malgrado un Virdis in ombra e un Van Basten quasi non pervenuto. La classe immensa di Maradona aveva determinato la svolta della partita, alterando l’equilibrio iniziale in cui si era registrata una leggera prevalenza rossonera sul piano del gioco.
A finire dietro la lavagna, caso più unico che raro, fu Franco Baresi. Il suo errore sul raddoppio del Napoli suonò come un anticipo di resa incondizionata dei campioni d’Italia. Un doppio buco: di testa e nel successivo tentativo di recupero di destro, dando il via libera all’uno-due tra Maradona e Careca che portò al secondo gol, tra l’incredulità di Galli. L’unico errore del capitano milanista ma nel momento topico della gara. La troppa foga dopo la prima rete subita, su un fuorigioco non azionato a dovere, si era rivelata deleteria. Anche i migliori, i più bravi, sbagliano, persino quelli, come Franco Baresi, considerati quasi infallibili.

Nella disfatta rossonera del 27 novembre ‘88 pesò, inoltre, la giornata negativa di Tassotti, altra colonna difensiva del Milan di quegli anni. Marco Van Basten, in una delle peggiori esibizioni della sua militanza rossonera, fu lapidario a fine partita: “Non sto bene, non rendo come vorrei, il Napoli è stato bravo a sfruttare le nostre difficoltà. Mai subita una lezione così”.
Quella vittoria suonò come la vendetta partenopea contro i rossoneri. La domenica in cui venne messa a tappeto la zona di Sacchi. A fine stagione, l’Inter di Trapattoni vinse lo scudetto con uno scarto di undici lunghezze sul Napoli e dodici sul Milan. I partenopei si consolarono con la conquista della Coppa Uefa, i rossoneri con il trionfo in Coppa dei Campioni.
- Testo di Sergio Taccone (autore del libro “Storie di Cuoio. Pezzi scelti di calcio”, prefazione di Darwin Pastorin, Narrazioni Sportive, 2022).