GIGI RIVA – LA STORIA DI ROMBO DI TUONO

Capitolo Decimo

Partito. Boninsegna, l’unica vera punta del Cagliari è Riva. La squadra ora è costruita su misura per lui. E’ un «collettivo» — per usare un vocabolo caro ad Heriberto Herrera — che può vantare il cannoniere più incisivo. Una magnifica unità al servizio della «vedette» del gol. E’ un complesso che gioca a memoria e sbaglia poco. Insomma, il Cagliari è maturo per il trionfo.
Scopigno annuncia che Riva si supererà. «Potrò addormentarmi in panchina — sentenzia. — Sarà la stagione-boom per Gigi, una stagione da trenta gol. E’ migliorato: la sua maturazione è stata spontanea, grazie anche ad un grande senso di responsabilità. E’ un campione di generosità, la sua forza morale è eccezionale, la sua serietà impressionante. E’ uno che non vuole deludere, mai. Gioca per se stesso e per la squadra. Fa anche il terzino se la situazione lo richiede. Naturalmente, senza la collaborazione degli altri Riva non può essere Riva, come gli altri senza Riva non possono essere un Cagliari da prime posizioni».
Riva, in vacanza, nuota, gioca a tennis e pensa all’ingaggio. Non è per venalità, ma per tutelare, i suoi interessi. Bussa a quattrini — come fanno tutti i calciatori, del resto — perché è reduce da un’annata strepitosa e promette di fare ancora meglio. «Io sono costato poche decine di milioni al Cagliari — dice Riva — e ora che il mio prezzo sfiora il miliardo, come sento dire e leggo sui giornali, perché non debbo aumentare il mio guadagno?».
E’ intenzionato a chiedere un aiuto per un’attività extra calcistica in Sardegna, che gli garantisca il futuro quando avrà smesso di giocare e intende sapere dai dirigenti se dovrà indossare, per il resto della sua carriera, la maglia rossoblu. «Può darsi che il Cagliari abbia intenzione di non cedermi più — rileva Gigi — e a questo punto vorrei sapere anch’io se il mio trasferimento, che ormai viene smentito di anno in anno, sia un provvedimento definitivo. Non avrei nulla da eccepire, ma potrei decidermi ad impiantare una attività stabile in Sardegna, con la sicurezza di potermene occupare personalmente senza dover cambiare residenza da un anno all’altro. Se devo essere rossoblu a vita, ci terrei insomma a saperlo. Un contratto a vita per un calciatore, mi pare non abbia precedenti».
Quella di Riva è una specie di rivoluzione sindacale e non c’è dubbio che lui rappresenti un caso eccezionale. I dirigenti sono disposti a prendere in considerazione le sue proposte ma il contratto a lunga scadenza (quinquennale) glielo offriranno solo dopo lo scudetto. Anche questa volta il «braccio di ferro » fra Riva e la società dura a lungo, poi si trova un accordo: il giocatore ha fiducia in Marras e firma in «bianco».
Gigi si presenta in ritiro con qualche giorno di ritardo, ma fa presto a carburare. Scopigno adotta speciali sistemi di allenamento. Tranne per il periodo pre-campionato, non porta mai in ritiro i suoi giocatori. Dice che a Cagliari sono già in ritiro. La vita dei rossoblu è semplice e sana. Essi mangiano quasi tutti i giorni al ristorante «Corallo», in centro. Cagliari, poi, non offre svaghi notturni, non ci sono «nights» e c’è solo qualche «dancing»: un calciatore non può permettersi scappatelle troppo frequenti e illudersi di passare inosservato. Quando si gioca in trasferta, il Cagliari parte in anticipo e, in pratica, fa il ritiro. Il problema, caso mai, deriva dai continui viaggi in aereo per raggiungere e tornare dal continente. Alcuni giocatori soffrono il volo ma debbono adattarsi. In fondo gli ingaggi tengono conto anche di questi disagi e, in certi casi, della lontananza delle loro famiglie.
Le riserve che si nutrivano sul rendimento degli atleti in riva al Mediterraneo erano già cadute con il secondo posto e Scopigno riesce a mantenere in forma i rossoblu con una preparazione adeguata. La squadra va in condizione da sé, lavorando sul pallone. La partenza è volutamente sciolta, ma il Cagliari si fa notare anche nel pre-campionato. Riva è uno spettacolo: ha venticinque anni, è nel pieno delle forze e, con l’esercizio continuo, arriva alla perfezione nei tiri di sinistro. In Coppa Italia, il Cagliari vince anche grazie ai gol di Gigi. Ne segna uno decisivo, su rigore, a Catanzaro e un altro lo realizza in casa con il Palermo. Domenghini, contro i rosaneri, disputa una prova convincente e trascina la squadra al successo. Riva segna pure nella gara con il Catania. L’amichevole con l’Inter, a San Siro, finisce 0-0: pari anche il duello tra Riva e Boninsegna, adesso avversari.
Quando inizia il campionato, Scopigno deve fare a meno di Greatti che la Juventus ha richiesto al Cagliari perché intende acquistarlo con la riapertura delle liste di novembre. I rossoblu vanno a Marassi con la Sampdoria e concludono a reti inviolate. Riva assicura che lui e il Cagliari verranno fuori: «Tempo al tempo». A Genova nessuno ha voluto rischiare e si è giocato a metà campo. Spanio ha bloccato un Riva non certo in giornata di grazia.
Poi la Juventus rinuncia a Greatti e Scopigno può ripristinare il centrocampo titolare a Salonicco, dove i rossoblu pareggiano con l’Aris (1-1) in Coppa delle Fiere. I cannoni, del Cagliari ricominciano a tuonare con il Lanerossi Vicenza di Puricelli (2-1). Prima della partita Riva riceve il trofeo «Sportsman» e riprende la corsa al gol: apre le marcature; raddoppia Domenghini. Sette giorni dopo, a Brescia, Riva e Domenghini concedono il bis: è però Rivera a capeggiare, momentaneamente, la classifica dei cannonieri con quattro centri. Riva non si impressiona. Il Cagliari è secondo e, per ora, conta solo questo. Al personaggio Riva si interessano scrittori, intellettuali e registi. Federico Fellini invita addirittura Riva a scrivere poesie e a presentargliele.
Ma Gigi non pensa ad altro che ai gol. Segna su rigore contro l’Aris di Salonicco, raddoppiando il punto di Domenghini, poi si produce uno stiramento ed esce dal campo. Gori porta a tre i gol del Cagliari e la notturna di Coppa si trasforma in un western. Un’entrata di Tomasini su un greco determina la violenta reazione degli ospiti e l’incontro degenera in una gazzarra generale. In precedenza era stato espulso un bollente giocatore ellenico e per due volte il presidente dell’Aris era entrato in campo a schiaffeggiare due suoi uomini, colpevoli di intemperanze. Dopo il fallo di Tomasini — la scintilla finale — i greci tentano di aggredire l’arbitro e si scontrano con i cagliaritani. Interviene la polizia che trascina tre giocatori greci negli spogliatoi. Poi l’arbitro, lo svizzero Yverdon, cerca di far riprendere il gioco, ma quelli dell’Aris non si ripresentano e la partita viene sospesa. La Commissione disciplinare dell’Uefa omologherà il risultato in favore del Cagliari.
L’infuocato incontro lascia il segno su parecchi rossoblu. Riva non può giocare con la Lazio ed è indisponibile anche Nenè, squalificato in seguito all’espulsione di Brescia. I sardi riescono ugualmente a battere la Lazio (1-0). con un magnifico gol di Brugnera e restano soli al secondo posto, a un punto dalla Fiorentina.
A metà settimana il Milan travolge a San Siro l’Independiente, nell’andata per la finale intercontinentale di club, e mette una seria ipoteca sul titolo mondiale. Ma l’attenzione degli sportivi torna presto a concentrarsi sulle vicende del campionato e sullo scontro al vertice fra Fiorentina e Cagliari. A Firenze, il Cagliari vince di misura. Riva, ristabilitosi a tempo record, va in campo e mette a segno il gol decisivo, su rigore, per un fallo commesso da Rogora, la sua «bestia nera». Il rigore decretato da Lo Bello accende velenose polemiche. Negli spogliatoi, subito dopo il fischio finale, un dirigente viola apostrofa Riva che reagisce. C’è uno scambio di pugni, ma li dividono in tempo. Il Cagliari ha sottratto alla Fiorentina due punti e il primato.
Riva non partecipa al raduno azzurro di Coverciano: preferisce curarsi a Cagliari. Valcareggi è d’accordo ma l’atteggiamento di Gigi suscita discussioni animate. Nel contempo il Milan perde di misura a Buenos Aires e si laurea campione del mondo di club. Il Cagliari in campionato riceve l’Inter, una delle antagoniste più temibili che allinea Boninsegna, un ex deciso a far vedere di non essere inferiore a Riva. Né Riva né Boninsegna vanno in gol. Il match si chiude in parità (1-1) con reti di Nené e Suarez.
Attorno al Cagliari c’è tanta simpatia: i sardi giocano bene, fanno i risultati. Vanno a Napoli e vincono con due gol di Riva: aumentano il distacco sulle avversarie portandolo a tre punti, mentre Gigi dà la scalata al primato dei cannonieri che vede, in testa, il vicentino Vitali con un gol di vantaggio.
Il 4 novembre, a Roma, c’è Italia-Galles. Valcareggi decide di affidare ad Albertosi la difesa della porta azzurra (Zoff aveva incassato due gol di Riva suscitando perplessità sul suo rendimento). Mazzola è escluso dalla formazione di partenza per far posto ad Anastasi. L’Italia schiera: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Puia, Salvadore, Domenghini, Rivera, Anastasi, De Sisti, Riva. Galles: Sprake, Thomas, Derret, Durban, England, Moore, Yorath, Toschak, Hole, Krzyzwicki, Rees. Gli italiani strapazzano duramente i gallesi. E’ il festival di Riva che sigla tre magnifiche reti. L’exploit di Gigi è completato da Mazzola, subentrato nella ripresa ad Anastasi. E’ la tredicesima presenza in Nazionale per Riva: quindici i gol all’attivo. «Cominciano a diventare tanti — dice Riva — e non c’è neppure il tempo di gustarmeli tutti perché già bisogna pensare alla Germania Est, gara decisiva per assicurarci il passaporto per il Messico».
I giornali descrivono Riva come il piti forte matchwinner del mondo, lo dipingono come un autentico mostro di potenza e di bravura. Con Riva gol è la certezza, la regola senza scampo. Saldanha, commissario tecnico del Brasile, dice the Riva è come Pelé e che, come Pelé, va difeso dal gioco violento. Riva non può mai deludere. «Ognuno si sceglie un impiego quotidiano — spiega il goleador azzurro — e cerca di portarlo a termina. Io ho scelto quello di fare i gol. La regola-Riva può anche fare eccezione. Io non sono un superuomo. Se avessi giocato in un altro ruolo forse sarei stato più bravo ma certamente non mi avrebbero definito “fenomeno” o “mostro”. Sono i gol che creano il giocatore e gli regalano prestigio e gloria. Il merito dei gol va sempre diviso fra tutti».
Nel Cagliari, Riva si sacrifica anche per la squadra. Contro la Roma, all’Amsicora, Gigi non segna ma ci pensa Nené e il Cagliari porta a quattro le lunghezze di vantaggio su Inter e Fiorentina, le immediate inseguitrici. A Jena, contro il Cari Zeiss, il Cagliari perde 2-0, con Riva in panchina. Ed ecco che a Cagliari arriva la Juventus, in piena crisi, terzultima in classifica. Da un paio di giornate i bianconeri hanno licenziato Carniglia, incapace di guarire certi difetti della squadra e di amalgamarla. In panchina c’è il modesto e bravissimo Rabitti, con Boniperti in tribuna. La Juventus è rimaneggiatissima: mancano Anastasi, Bob Vieri, Zigoni e Leoncini. Rabitti lancia Marchetti e fa esordire il sardo Cuccureddu, ultimo acquisto novembrino, scartato due anni prima dal Cagliari.
Lo stadio è esaurito. La Juventus gioca con Haller centravanti alla Hidegkuti e crea uno sbarramento difensivo, un catenaccio a doppia mandata. Il Cagliari attacca in forze ma è come sbattere la testa contro un muro. Finalmente, Domenghlni va a segno. La Juventus arranca, vacilla, sembra sul punto di crollare e il pubblico la insulta al grido di «serie B, serie B» E’ la reazione di un pubblico che ha amato la Juventus e che, come un amante tradito, ora infierisce contro la sua bella.
La «vecchia signora» ha un sussulto: quel grido è come una sferzata. Raccoglie le forze residue e si fa sotto: Cuccureddu, dal limite dell’area, trova uno spiraglio per piazzare una «bomba» e infilare Albertosi. La folla, rimane come tramortita. Mancano pochi minuti alla fine e l’incompleta Juventus strappa un punto preziosissimo a Cagliari. Un punto che segna l’inizio di una lunga serie di risultati positivi (sedici consecutivi) che porteranno i bianconeri a ridosso del Cagliari facendoli diventare, per buona parte del torneo, i più agguerriti e temuti avversari sulla strada dello scudetto.
Riva, contro la Juventus, viene neutralizzato da Morini e da Castano con sistemi non proprio ortodossi. Alla fine, negli spogliatoi, sdraiato sul lettino dei massaggi, si sfoga: «Ecco la mia risposta — dice aprendo l’accappatoio e scoprendo il corpo tutto ricoperto di lividi e graffi — quel Morini è un magnifico giocatore da… rugby».
Nuovo stop al campionato. Il 23 novembre a Napoli è in programma la partita decisiva per la qualificazione degli azzurri ai mondiali. Si gioca il retourmatch con la Germania Est, un avversario che ci ha fatto tremare all’andata. Valcareggi si decide a far giocare due esordienti, Cera e Chiarugi. Anche se è Riva il centravanti, gli affida il n. 11 «psicologico». In porta torna Zoff (si gioca a Napoli). Italia: Zoff, Burgnich, Facchetti, Cera, Puia, Salvadore, Chiarugi, Mazzola, Domenghini, De Sisti, Riva. I tedeschi schierano: Croy, Fraessdorf, Urbanczyk, Seehaus, Bransch, Körner, Stein, Löwe, Frenzel, Irmscher, Vogel. La Germania Est viene annientata, Segnano Mazzola e Domenghini. Poi Riva, con uno sbalorditivo gol di testa in tuffo, su traversone di Domenghini, mette definitivamente al sicuro il risultato e la qualificazione. Andiamo in Messico e ci andiamo grazie soprattutto ai sette gol di Gigi.
Bistrattato dai difensori germanici, Riva è rimasto in campo stoicamente con la gamba destra infortunata in tre punti. Scherzosamente dice a fine gara: «I tedeschi non hanno pensato a staccarmi anche la testa e così ho segnato. Purtroppo ho anche sbagliato un rigore per mancanza di concentrazione».
Riva, bombardiere e martire, viene ingessato. Sinora non ha potuto disputare una partita in perfetto stato di salute, né in campionato, né in nazionale. Il suo fisico eccezionale gli consente recuperi incredibili mentre molti altri giocatori nelle sue condizioni non riprenderebbero neppure gli allenamenti. Anche le tonsille gli procurano guai.
Senza Riva e Cera, il Cagliari perde in casa con il Carl-Zeiss di Jena (tedeschi orientali) e viene eliminato dalla Coppa Uefa. Ai rossoblu interessa esclusivamente il campionato. Con la stessa formazione incompleta, il Cagliari pareggia a Verona (1-1). Scopigno comincia a credere che il Cagliari possa vincere lo scudetto perché la squadra si sta creando una mentalità da «vedette»: nessuna esaltazione ma fiducia con una città, Cagliari, sportivamente matura.
Contro il Bologna torna Riva. I rossoblu isolani si impongono a stento con un gol di Riva (che fallisce pure un rigore). Il Cagliari viene definito: Riva & C. Società per Azioni da Gol. Ma la squadra accusa una piccola flessione. Va a Palermo e subisce la prima sconfìtta (0-1). Riva era sceso in campo debilitato dall’influenza. La trasferta di Palermo costa cara ai sardi. Scopigno, venuto a diverbio con un guardalinee, viene squalificato per cinque mesi e mezzo. A Bari, in panchina, c’è Ugo Conti. Scopigno è relegato in tribuna. Il Cagliari fa 0-0 ed ha sempre tre punti su Inter e Milan, ma c’è la Juve che rinviene con passo spedito. Riva annuncia: «E’ ora di riaddormentare il campionato».
Prima della partitissima con il Milan, il periodico parigino «France football» comunica l’esito del referendum fra i più quotati giornalisti europei per l’assegnazione del «Pallone d’oro 1969». Mister Europa è Gianni Rivera mentre Riva si piazza al secondo posto pur essendo considerato il calciatore dell’anno. Riva stima Rivera e non prova invidia. «Una scelta giusta — commenta — che tiene conto anche dei suoi meriti passati. Per anni ha rappresentato il calcio italiano». Rivera, dal canto suo, augura sportivamente a Riva di vincere il premio nel 1970.
I giornali presentano l’incontro Cagliari-Milan come la sfida tra Riva e Rivera. Entrambi sono all’altezza della loro fama. Riva, anzi, disputa una grandissima partita: su punizione porta in vantaggio il Cagliari ma la mazzata non stordisce il Milan che replica con Prati e pareggia. Con una giornata d’anticipo sulla fine del girone di andata, il Cagliari si laurea campione d’inverno per la seconda volta consecutiva.
II Cagliari precede la Juventus di tre punti ma i bianconeri incominciano ad impensierire Scopigno che, nel frattempo rinnova il contratto anche per la stagione 1970/71. Nell’intermezzo di Coppa Italia, contro la Roma, all’Olimpico, è ancora Riva a decidere la partita. Al giro di boa, in campionato, i rossoblu arrivano con una vittoria sul Torino, con reti di Gori e Riva. Per Gori è il primo gol nel torneo. «Ora che segna pure Gori — osserva con aria distaccata Scopigno — il Cagliari, ha un piede in più».
Ma è sempre Riva al centro dell’attenzione. La sua fama ha ormai varcato l’Atlantico. In Brasile gli esperti lo includono nella squadra mondiale ideale, all’ala sinistra, preferendolo al loro connazionale Edù. Lo stesso commissario tecnico carioca Joao Saldanha, che già aveva paragonato Riva a Pelé — un Pelé bianco — si conferma un grande estimatore di Gigi: «Il vostro Pelé è meno artista del nostro ma è meno fragile, è di calcestruzzo».
Ecco una carrellata di pareri su Riva da parte di compagni e avversari. Nené che è stato riserva di Pelé nel Santos ed ha giocato con Sivori, dice che Riva è unico nella sua bravura: «Non ce ne sono altri come lui e non nascono spesso. E quando nascono si vede subito che giocano in modo diverso dagli altri». Scopigno: «Quando vidi giocare Riva per la prima volta dissi subito che era un campione. Pensai anzi che erano matti a non averlo già messo in Nazionale. Tutti oggi possono rimanere di sale a leggere il nome di Riva fra i primi cinque giocatori del mondo, meno il sottoscritto». Arrica: «Sono stato anch’io sorpreso del successo, ci credevo ma non in questa misura. Quando mi recai a Legnano per ingaggiare Riva con me c’era anche Mazza. Il Legnano cedeva l’ala destra e l’ala sinistra. Io e Mazza eravamo incerti. Poi scelsi Riva e lui De Bernardi. Ricordo che, firmati i contratti, mi disse: “Oggi noi due abbiamo giocato a baccarà. Io ho puntato sul nero e tu sul rosso. Tra un paio d’anni sapremo chi ha avuto fortuna”. E’ uscito il rosso. E il bello è che continua ad uscire tutte le domeniche». Gli avversari lo temono e lo ammirano. Salvadore: «E’ un superasso, leale, non fa commedie». Poletti: «Trova la porta da tutte le posizioni». Burgnich: «Non è vero che sia tutto potenza. Sa anche dove mettere la palla: è un campionissimo».
Riva sta con i piedi a terra. Respinge la definizione di «mostro del calcio» e precisa: «Non è il Cagliari ad avere un Riva in più, ma è la squadra ad avere più esperienza e la convinzione di essere forte. Personalmente potrei rendere anche di più, ma il rendimento di un giocatore dipende dalla squadra in cui agisce. Darei di più se capitassi in una squadra di fenomeni e potessi ricevere, tempestivamente, palle giocabili, su misura, di testa o di piede. Ma esiste una squadra di fenomeni? Ancora non ne ho viste. Sì, è vero, so di rischiare troppo a volte. Entro in tackle, mi avvento in area tra avversari che non vanno per il sottile, ritorno a centro campo per impostare, entro nella mia stessa area di rigore per battere lontano perché sono preso completamente dal gioco, perché sono un innamorato del pallone ma soprattutto perché intendo dare una mano ai miei compagni. In altre parole non voglio perdere le partite, perché quest’anno il Cagliari deve seriamente lottare per lo scudetto. Ecco perché non mi accorgo di rischiare. Sento di essere arrivato, tecnicamente, da almeno quattro anni. Ero Riva già nel 1964, quando esordii a Budapest nella Nazionale di Fabbri. Adesso ho più esperienza. Dal calcio ho avuto tutto. Direi che sono stato anche fortunato. Arrivare è stato facile. Il difficile arriva adesso. Devo mantenere le posizioni e le deve mantenere anche il Cagliari. Il girone di ritorno sarà tremendo».