Oreste Del Buono: cronache spagnole

7 giugno 1982: Il dottor Socrates ha bevuto la sua cicuta

logo82-bar-address-wpIl giorno dopo la vittoria e il giorno prima della nuova partita. La partita più dura, più difficile, più pericolosa è sempre la prossima, lì, tuttavia, non è possibile archiviare ancora questa Italia-Brasile. Non ce lo consentono gli stessi giornali spagnoli che insistono sul tema con grande partecipazione, con grande accanimento, con grande passione, quasi a risarcirsi della delusione patita con l’avventura della loro nazionale. «Tornem a respirar», scrive, è vero «Avui», ovviamente in catalano. «L’equip espanyol de futuol ja ba quedat eliminat dal campionat del mon». Per «Avui» è una gran cosa che si sia usciti o comunque si stia uscendo dall’intossicazione generale calcistica per cui ogni spagnolo, anche diverso come è un catalano, doveva identificarsi con la Spagna, squadra o nazione. E «Avui» si ritiene in diritto di ricordare che, dopotutto, la nazionale spagnola non ha figurato nel campionato del mondo per meriti acquisiti in campo, ma semplicemente perche era la rappresentativa del Paese organizzatore. «Molta gent ho havia oblidat, ja». «Avui» si rallegra del disastro del calcio spagnolo. «Hauria estat monstruos che onze genis de la pilota baguessin fet triomfar una operacio politico — economica que recordava les exaltacions — la irregularitats franquistes». Per un «Avui» che si rallegra dell’insuccesso, la maggioranza degli altri giornali si indigna e dispera, e tributa un riconoscimento vibrante al successo italiano. La caduta degli dei del pallone brasiliani fa tirar qualche sospiro sentimentale o addirittura spandere qualche lacrimuccia nostalgica sul più bel calcio che esista, ma che non e arrivato alla vittoria finale. Più d’un commentatore cerca, però, una spiegazione, un significato, una lezione nell’affermazione puntigliosa e lampante della nostra squadra. «Il Pais», ovviamente, in casigliano, e, del resto, il miglior giornale spagnolo è di Madrid e a Barcellona arriva solo a metà giornata, non lo si trova in tutte le edicole, e anche in quelle che lo tengono, bisogna chiederlo, e non un’unica volta scrive a proposito delle quattro semifinalistc che, se la Polonia diventerà campione del mondo, si potrà pensare che la designazione di Wojtyla come Papa, i premi cinematografici a Wajda, il Nobel a Czcslaw Milosz e il protagonismo di Walesa, rispondono a un disegno del destino non proprio causale. Se campione del mondo diventerà la Francia, si potrà discutere come mai con Mitterrand succede quello che non è successo con Giscard. Se campione del mondo diventerà la Germania Federale, si potrà parlare di una nazionale capace di vincere due titoli in tre campionati appena. Ma, se campione del mondo diventerà l’Italia ebbene, sarà un altro dolore per il Brasile che sino a ora, in quanto tre volte campione, si è vantato di essere il re di coppa. E, invece, sarà raggiunto dall’Italia capace di lottare sino all’estenuazione per la supremazia sul migliore avversario. «Hasta la extenuacion, Italia luebo para venar al mejor bloque del campeonato, dando por sentada la primera y unica gran sorpresa del Mundial…». Ma non parliamo di un futuro così lontano. Prima c’è da riaffrontare la Polonia in semifinale, domani è un altro giorno, si vedrà. Sarà la ripetizione di un incontro della prima fase concluso con uno 0 a 0 che lasciò tutti perplessi e delusi. Sarà una ripetizione, non lo stesso incontro, questo è sicuro. Intanto mancheranno due della «Juventus» di cui spesso si sono occupate le cronache del Mundial: Gentile e Boniek, l’ex baffuto annullacampioni e il rosso ammazzaportieri, un gran duello che non si verificherà più perché poi Boniek e Gentile giocheranno insieme in maglia bianconera nel prossimo campionato italiano. E poi Polonia e Italia rispetto a Vigo sono totalmente cambiate. Allora, erano in rodaggio, non avevano intenzione di rischiare. Ora sono in forma, sia pure con squalificati e acciaccati vari, e sanno quello che fanno. E gli dei del pallone brasiliani? «El correo calalan» che sul Mundial 1982 si esprime in casigliano, nega che sia possibile fissarsi su un’osservazione del genere: «Si Brasil ha jugado el mejor futbol del Mundial, y eso es indudable, Brasil deberia ganar el Mundial». Si tratta di un’argomentazione capziosa, di un falso sillogismo, insomma di un sofisma. «Y ya sabemos che Socrates, el filosofo, se opuso siempre al relativismo de los sofistas. Socrates estaba convencido de la extstencia de una veridad absoluta en todas las cosas». La verità assoluta di cui ha dovuto convincersi Socrates, il pediatra, capitano dei brasiliani, è stata che, sì, loro giocano il miglior calcio del futuro, ma che, d’altra parte, nel calcio, quello che contano sono i gol. E su questa ammissione il dottor Socrates ha mandato giù la sua bella cicuta. L’inizio del futuro è rimandato per il calcio al prossimo campionato del mondo. Se mai arriveranno a organizzare quello minacciato in Columbia, sarà l’occasione buona. Infatti, riesce già cosi difficile immaginare l’organizzazione di un altro Mundial, dopo il patatrac economico di questo.