Oreste Del Buono: cronache spagnole

10 luglio 1982: Con la Germania non si scherza

logo82-bar-address-wpRispettiamo la raccomandazione che Bearzot ci ha rivolto la mattina dopo la vittoria dell’Italia con la Polonia e la vittoria della Germania con la Francia, la raccomandazione bisbigliata e pressoché non udita, ma avvertita con quella punta di rimorso che ormai affligge i giornalisti sportivi incalliti o quelli pentiti o quelli addirittura retrocessi a tifosi, come è il mio caso, tutte le volte che entrano in contatto con il commissario tecnico: Non euforizzate la gente…. Scrivo da Barcellona, mentre si fanno finalmente le valigie per varie mete, Madrid, Alicante. Vorrei provare a tornare subito a casa per essere più convincente nella mia propaganda con la gente italiana, la gente italiana cioè che vive ancora in Italia, non la gente italiana che vive da un mese in Spagna. Dunque, non euforizzatevi, lo raccomanda fiocamente il ct, e ancor più fiocamente lo raccomando io, calma e sangue freddo, non euforizzatevi. Ma, poiché questo Mundial 1982 (che l’organizzazione spagnola ha perduto con un fiasco economico notevole, ma la televisione spagnola ha vinto con un successo pubblico straordinario) è stato visto ovunque, davanti a uno spettacolo, una lotta, un dramma quali quelli che sono stati celebrati a Siviglia, noi di Barcellona ci siamo trovati nelle stesse condizioni di voi di Torino, Milano, Roma, Napoli, di tutta l’Italia restata in Italia, stupiti rapiti travolti. La Francia ha suscitato simpatia e incoraggiamenti, ma la Germania ha raccolto ammirazione ed esaltazione. Con una piccola speranza tutta italiana al fondo, che con questa sua incredibile eppure convincente rimonta la Germania abbia esaurito quel sogno di vendetta che poteva portarsi addosso da una dozzina d’anni, dal memorabile Italia-Germania del Mundial 1970. E’ vero, allora a battere la Germania fummo noi ma, via, Italia e Francia sono sempre Paesi mediterranei, no? Siamo addirittura cugini. Dunque, consideriamo la lunga partita chiusa e ricominciamo da capo. Certo la forza di volontà della Germania ha impressionato. Come abbia potuto rimettere a posto una partita che appariva largamente perduta è un mistero. Ovvero non proprio un mistero, ma una ricetta che chi scrive non possiede. A questo proposito sarebbe in grado di rispondere meglio il professor Vecchiet, che non dobbiamo dimenticare tra gli artefici delle grandi affermazioni italiane in questo Muntini. Dopo Bearzot, subito dopo, viene lui senz’altro. Resta comunque negli occhi del «partido mas hermoso y emocionante» la visione dei tedeschi che continuavano a cadere da soli mentre i francesi, all’attacco, vedevano già assicurata la finalissima con l’Italia, e poi repentinamente, un supplementare per uno, i francesi che vacillavano con le ginocchia fiacche e le idee confuse, mentre i tedeschi apparivano in recupero. E’ una visione a suo modo terrorizzante i profani del calcio moderno. Non si capisce più nulla per chi insiste a considerare il calcio gioco di una volta, e non lo si accetta per il complicato meccanismo che è, lo spietato meccanismo per spremere da ogni individuo il meglio che può dare psico-fisicamente. Dunque, non euforizzatevi italiani, lo raccomanda Bearzot, e bisogna dar retta a Bearzot. Avete visto quello che è capitato ai giornalisti sportivi che lo hanno frainteso, malinteso, offeso? Adesso sono oggetto perfino di inchieste dell’Espresso, il cui inviato è arrivato tra noi per racimolare testimonianze sulla sconfitta degli specialisti della carta stampata al Mundial. Forse si interesserà di loro anche il fisco e magari avranno la scomunica papale. E’ meglio non esagerare nell’ottimismo come nel pessimismo. «Una tragedia, poi un trionfo, poi una tragedia, cosi non va…», ha bisbigliato Bearzot. La Germania? Beh, è la Germania. E gli azzurri? Beh, sono gli azzurri. Qualcosa di più: pare semplice, ma non lo è. Dire che gli azzurri sono gli azzurri (ve lo garantisco dopo un mese in Spagna al seguito) non è dire una banalità. In una frase, un rigo appena, è contenuto un intrigante romanzo di cappa e spada, di luce e ombra, di odio e amore, di cui non si può non aspettare con impazienza la prossima puntata.